venerdì 30 maggio 2014

Capire se stessi per capire gli altri

Ogni essere umano:
1.    è unico
2.    è un essere sociale
3.    è di uguale valore rispetto agli altri
4.    persegue un fine
5.    prende decisioni
6.    è responsabile
7.    è un’unità di corpo, anima e spirito
Vediamo i punti salienti per capire se stessi – e di conseguenza capire gli altri:
1- SCEGLIERE CON MAGGIOR CONSAPEVOLEZZA
- Ogni pensiero, ogni sentimento, ogni desiderio, ogni aspettativa e ogni espressione è il risultato di una decisione, nella maggioranza dei casi presa inconsciamente.
- Siamo noi stessi a determinare i nostri sentimenti e umori, anche se lo facciamo inconsapevolmente: Se scegliamo di avere sentimenti che pregiudicano i nostri rapporti con gli altri, significa che abbiamo un interesse personale ben preciso, anche se non ne siamo sempre coscienti….
2 – SCEGLIERE SPINTI DA MOTIVAZIONI PIU’ PURE
- Gli esseri umani perseguono scopi intenzioni e ambizioni delle quali non sono necessariamente coscienti.
- Porsi la domanda “Perché” su qualcosa che stiamo facendo, o su qualche aspetto del nostro comportamento, ci conduce soltanto verso il passato che non si può cambiare. Chiedersi invece “A che scopo?” ho fatto o pensato una data cosa, ci porta molto più vicino a noi stessi e ai nostri comportamenti e può fornirci le informazioni di cui abbiamo bisogno per cambiare consapevolmente.
- Chiedersi perché trova una giustificazione nell’ambito fisico e materiale, ma quando si tratta di questioni mentali o emotive la ricerca di una causa generalmente non porta lontano. In questioni emozionali è più utile procedere “teleologicamente”: cercare lo scopo, l’obiettivo, l’intenzione, il senso il motivo del comportamento.
Se ad esempio litighiamo spesso con qualcuno, possiamo adottare le seguenti quattro tappe:
1.    Identifico lo scopo che sto perseguendo arrabbiandomi
2.    In questo modo riesco a capire meglio anche l’altra persona
3.    Il mio atteggiamento nei suoi confronti cambia
4.    Una volta esposta all’attenzione dell’altro, nel modo più adatto, la sua vera motivazione, inevitabilmente anche il suo atteggiamento cambia.
In sintesi:
- Non fate diventare vostri i problemi degli altri
- Riconoscete il potere degli altri senza cedere il vostro
- Un po’ di umorismo generalmente aiuta a sciogliere le tensioni
3 – CREDERE CON PIU’ FORZA
- Credere fa parte della natura umana: Coscienti o meno, usiamo tutti il potere di credere, la forza più grande di cui disponiamo, ogni giorno, dalla mattina alla sera. Non si tratta soltanto della fede religiosa, del credere nell’esistenza di un principio spirituale che chiamiamo generalmente Dio, ma anche della fiducia in noi stessi, che chiamiamo anche sicurezza, e della fiducia negli altri, alla quale possiamo dare l’etichetta di “interesse sociale”. Implica credere nella natura, nella vita, nella realtà, nella creazione e nella natura umana. Non possiamo crescere dei figli senza credere in loro. Non possiamo infondere loro coraggio, se non crediamo in loro così come sono, con i loro difetti, e non come pensiamo che potrebbero essere. Nessuno leggerebbe questo testo se non pensasse di poter imparare qualcosa di utile. Possiamo constatare la forza colossale del credere persino nelle sue manifestazioni negative, per es. l’ansia. L’ansia è la convinzione che qualcosa non riesca, che vada male, che stia succedendo qualcosa di spiacevole.  Una volta riconosciuto il potere della convinzione, possiamo imparare a esercitarlo. Possiamo scegliere di credere sempre di più in quello che ci sembra importante: nella nostra esistenza, in quella di altre persone e nei nostri rapporti sociali, oppure in Dio.
(Essere capaci di credere è il potere più forte - Nicholas Von Cues)
4 -AGIRE NON REAGIRE
1.    Non lasciare che sia la paura a dettare le azioni.
2.    Agire invece di reagire significa: “Voglio imparare”.
3.    Agire significa dare il meglio di sé.
Significa essere spontanei piuttosto che impulsivi: quando impariamo a reagire meno e ad agire di più, diventiamo anche meno impulsivi e smettiamo di lasciarci trascinare sconsideratamente dalle emozioni in un comportamento inevitabilmente controproducente. Non bisogna tuttavia confondere l’impulsività con la spontaneità, che è positiva e costruttiva. Agire spontaneamente significa agire secondo la propria volontà, perché abbiamo consapevolmente deciso di agire in quella data maniera. La spontaneità scaturisce dalla libertà interiore; l’impulsività invece è sintomo di dipendenza. Per imparare ad agire anziché reagire è utile immaginare come si reagirebbe nelle peggiori situazioni.
5 – GUARDARE AL DI LA’ DELLE APPARENZE
(E questa nostra vita, liberata dagli affanni pubblici, trova lingue negli alberi, libri nei ruscelli sgorganti, sermoni tra i sassi e il bene in ogni cosa. – W. Shakespeare)
1.    Non sopravvalutate i fatti
2.    Non razionalizzate troppo
3.    Non date importanza a chi ha cominciato a litigare


6 – LASCIARSI IL PASSATO ALLE SPALLE
- Non attribuire troppa importanza al senso di colpa. Spesso il senso di colpa perpetua un comportamento egoista e inadeguato.
- Guardate al futuro
(Cadere non è né pericoloso né vergognoso, ma rimanere per terra è tutt’e due – Konrad Adenauer)
Le persone che insistono a rimanere per terra e ad aggrapparsi al passato sono tante. Quante volte continuare a ricordare quello che è stato detto o fatto suscita cattivi pensieri e sentimenti? Le cause possono essere interessanti ma in pratica servono a molto poco per scegliere il modo per affrontare il futuro. L’unica cosa che può essere d’aiuto è decidere di non lasciarsi influenzare eccessivamente dal passato, di fare del proprio meglio nel presente e di identificare gli obiettivi per il futuro, cercando continuamente di migliorare.
- Non possiamo cambiare né il passato né la gente, ma possiamo cambiare noi stessi.
Possiamo fare lo sforzo di cambiare la nostra disposizione nei confronti della vita, degli altri e soprattutto di noi stessi.

7 – NE’ LITIGARE NE’ ARRENDERSI
- Non cercate i difetti degli altri, né insultatevi l’un l’altro…
- Un conflitto provoca un altro conflitto…
- Ci sono persone, soprattutto donne, che si arrendono “in nome della pace” per evitare scontri. Non riescono a immaginare altre possibilità di agire all’infuori del litigare o dell’arrendersi. Arrendersi, tuttavia, è negativo quanto litigare. Litigando si insulta il valore dell’altra persona; arrendendosi si insulta il proprio valore. Se si crede nell’uguaglianza sociale di tutti gli essere umani, si ha il dovere di difendere il proprio valore esattamente quanto quello degli altri.
Il rispetto reciproco, senza il quale non può esistere una relazione equilibrata e armoniosa, indica una terza via: capire ed essere disposti ad aiutare.
- Capire i fini che gli altri stanno perseguendo con il loro comportamento ostile e provocatorio e il motivo per cui scelgono di mettere in difficoltà la relazione può servire a moderare le proprie reazioni. Diventa così meno importante sapere chi è il capro espiatorio designato. Si può invece cominciare a pensare se e come poterli aiutare. Dopotutto, è la persona che si sta comportando in maniera ostile che ha bisogno di essere aiutato, non quella che osserva il comportamento.
- Tutte le liti cominciano quando una persona che vuole avere ragione incontra un’altra persona che vuole avere ragione a sua volta.
Chiunque sia interessato a dimostrare di aver ragione, si preoccupa più di se stesso che degli altri. L’unica cosa che è d’aiuto è essere pronti a fare il primo passo.
La ragione dovrebbe essere al servizio della persona, non il contrario.
- Si può rimanere gentili (AGIRE) senza lasciar che il nostro comportamento venga dettato dall’esterno (REAGIRE) o lasciarsi trascinare in conflitti e liti.
- Si può dire: “Non sono d’accordo con te, ma forse tu hai le tue ragioni. Ci devo pensare”.
- Si può capire che un tiranno sente il bisogno di comportarsi come tale, spinto dall’insicurezza e dalla paura di essere inferiore…
- Gli altri sono i nostri simili, non rivali.
- L’importante è essere gentili e decisi al tempo stesso: gentili verso gli altri e decisi con noi stessi, sia in quello che decidiamo per noi stessi sia in quello che vogliamo raggiungere.
- Essere saggi significa capire e aiutare, non cedere.
- Non combattete mai contro i mulini a vento…
8 – DISTINGUERE TRA L’AZIONE E LA PERSONA CHE AGISCE
Per quanto gli altri si possano comportare male, rimangono pur sempre i nostri simili, nostri fratelli e sorelle che hanno diritto di essere rispettati. Si può rifiutare un comportamento ma non una persona. Eppure spesso commettiamo questo sbaglio. Amare chi ci è più vicino e più caro è facile da capire, ma amare tutti i nostri simili, fattore necessario nell’interazione sociale a ogni livello, è qualcosa che possiamo fare soltanto se consideriamo ogni persona indipendentemente dalle sue parole e azioni. Se siamo disposti a fare qualcosa per aiutare gli altri, si presentano molte più possibilità di quando ci limitiamo a reagire o ad agire per offendere.
9 – PARLARSI
(Impariamo a dire quello che sentiamo; non quello che dovremmo dire. W. Shakespeare)
- Parlare non vuol dire parlarsi addosso, né tanto parlare tanto per parlare. Non si tratta di una serie di interruzioni reciproche, né di un’orazione né di una predica. Una vera comunicazione è la base delle trattative e delle collaborazioni per raggiungere un accordo completo; al centro di questa comunicazione non troviamo i soliti soggetti di conversazione, come la politica, il calcio, l’altro sesso, le macchine, la televisione, il lavoro, la moda o i bambini, ma “tu” e “io” allo scopo di definire un “Noi”.
- Non bisognerebbe mai cercare il dialogo a caldo quando qualcuno dei due è ancora arrabbiato o agitato. La persona che si sente attaccata punterà inevitabilmente i piedi per terra e comincerà a difendersi. Il desiderio di avere ragione condurrà quasi sempre inevitabilmente a un conflitto o a uno scontro verbale…
- Mai mettere qualcuno a confronto con un suo problema, ma soltanto con il vostro.
- Accettate il punto di vista dell’altra persona se vedete che è giustificato e non avvinghiatevi testardamente al vostro a qualunque costo. Considerate il vostro punto di vista un contributo, non un fatto immutabile.
- Non abbiate paura dell’altra persona… Esprimetevi liberamente, ma con concisione e precisione. Non dite la prima cosa che passa per la testa.
- Cercate di raggiungere un accordo: mettetevi d’accordo su quando e dove parlare… ricordatevi che il dialogo non è possibile, finché gli animi non si sono calmati.
- Siate pazienti… quando sentimenti negativi si risvegliano, rimandate la conversazione a più tardi.
10 – TROVARE UN ACCORDO MALGRADO LE DIFFERENZE
(La verità si trova generalmente nella coordinazione di opinioni antagonistiche - W. Shakespeare)
- Essere aperti a opinioni diverse…
I gruppi e le organizzazioni politiche e religiose esigono spesso dai loro membri l’adozione di un certo schema di idee e opinioni, ma con questa richiesta tradiscono soltanto la loro debolezza e insicurezza profonda. Questo discorso si applica a qualsiasi associazione che pretenda dai propri membri una conformità di opinione, e può rivelarsi dannoso nei rapporti interpersonali.
La conformità di opinioni ostacola lo sviluppo e il progresso. Per questa ragione dovremmo essere contenti di avere opinioni diverse. Lo scontro tra idee divergenti può essere uno stadio vitale per raggiungere la verità su un dato argomento.
Lo “scontro”, però, non deve essere inteso negativamente come una lotta vera e propria tra nemici, bensì come una meravigliosa occasione per imparare uno dall’altro. Nessuno sa tutto e nessuno è superiore a un altro da tutti i punti di vista. Se vogliamo, possiamo imparare qualcosa da ogni incontro, indipendentemente dal fatto che l’altra persona sia un bambino o un anziano, uno studente o una persona non istruita.
Ogni opinione leggermente diversa dovrebbe essere considerata un arricchimento, a prescindere dalla provenienza.
Questo è quello che si intende per accordo: accettazione della diversità dell’altro con rispetto, umiltà, pazienza, comprensione e amore. Poter esprimere la propria opinione non è solo un diritto, è una responsabilità. Nessuno è troppo altero o troppo umile da pensare che la propria opinione non conti.
- Non stabilite quello che un’altra persona dovrebbe o non dovrebbe fare
11 – RISPETTARSI RECIPROCAMENTE
·         Accettare le situazioni (accettare non significa “approvare”)
·         Rispettare se stessi
·         Non fuggire dal problema
·         Cercare di identificare le motivazioni nascoste
·         Non alimentare rancori nascosti
·         Ignorare le maldicenza (parlare male di qualcuno è un’altra conseguenza della mancanza di rispetto reciproco)
·         Riflettere su come è possibile cambiare se stessi
·         Allentare la tensione con una battuta di spirito
·         Concentrarsi sui lati positivi, sia di noi stessi che degli altri; invece di rispondere a una critica con un’altra critica, cerchiamo di apprezzare le qualità degli individui
·         Chiedersi che cosa si possiamo fare “noi” per risolvere il problema
·         Dimenticare i nostri sentimenti di impotenza
·         Non ricorrere al conflitto o alla forza
·         Ricordare che anche l’altra persona sta soffrendo
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12 – NON PARAGONARSI AGLI ALTRI
Accettate con entusiasmo le differenze tra le persone
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13 -COLLABORARE
·         Quando si collabora, quello che conta sono il coraggio e la sicurezza in se stessi e, da parte di ogni membro del gruppo, l’interesse e la fiducia negli altri.
·         Concentratevi su un obiettivo comune
·         L’obiettivo dovrebbe coinvolgere tutti gli interessati e meritare i loro sforzi per raggiungerlo
·         Suddividete chiaramente il lavoro, così che ognuno sappia esattamente quello che deve fare
·         Anche se tutti sono d’accordo di affidare la guida a un’unica persona, la responsabilità del lavoro ricade su tutti
·         Come in tutti gli accordi formali, deve esserci la disponibilità di aiutarsi a vicenda
·         Ognuno deve impegnarsi al 100%
La paura è il maggior ostacolo alla collaborazione. Affermate l’importanza dell’altra persona…. affidate i vostri interessi ai membri; il coraggio e l’interesse sociale sono necessari alla collaborazione
-
14 – CERCARE GLI ASPETTI POSITIVI
Dobbiamo avere tutti una filosofia di vita: Più chiara è la nostra filosofia di vita, più possiamo essere certi che le nostre azioni e i nostri atteggiamenti siano giusti. Anche quando non possiamo essere certi di che cosa è giusto, una chiara filosofia di vita ci aiuta per lo meno a riconoscere che cosa non lo è. In quei momenti è di grandissimo aiuto sapere che cosa è meglio fare. Pensare positivamente è fondamentale perché non è possibile costruire su qualcosa di negativo. A volte dobbiamo creare qualcosa di positivo per avere le basi da cui andare avanti, ma ciò è possibile solo se siamo fortemente convinti, se crediamo in noi stessi, negli altri, nella vita e nella natura. Credere in un principio autentico rende il tutto indubbiamente più facile. La negatività si accompagna a un altro fenomeno apparentemente paradossale: sembra che la negatività si diffonda molto più rapidamente della positività, proprio come le cattive notizie arrivano più lontano e più alla svelta di quelle buone.
Perché?
Perché siamo più propensi al negativo, agli sbagli, e non siamo sufficientemente abituati a credere al potere del bene e del positivo. Quando la gente giudica i tempi in cui vive, parla di paura, guerra, materialismo, egoismo e pessimismo. Se cercasse di guardare in modo più positivo, potrebbe invece vedere le conquiste del nostro tempo: il coraggio di affrontare consapevolmente i problemi, la lotta per la pace, la ricerca di una verità spirituale, la disponibilità a prestare aiuto, l’ottimismo. Una visione positiva è determinante per le relazioni. Purtroppo parecchie persone non vogliono ammettere neppure a se stesse che prestano particolare attenzione ai difetti di coloro che sono più vicini e più cari. Ad esempio ogni difetto che troviamo nel partner ci permette di sentirci meno imperfetti e quindi superiori sotto quel particolare aspetto. E a questa aspetto di superiorità non rinunciamo volentieri perché abbiamo troppa poca fiducia in noi stessi.
·         Siamo noi ad attribuire un senso alle cose e non viceversa
·         Trattate le persone da amici
·         Ricordate l’ottimismo paga
·         Quello che pensate, è quello che otterrete
-
15 – MANTENERSI NEUTRALI
Mantenersi neutrali significa liberarsi dai concetti di successo e fallimento, essere indipendenti dal giudizio e dall’approvazione altrui. Facciamo quello che possiamo. Dato che è sempre possibile migliorare, sappiamo che ciò che facciamo non rappresenta mai il massimo, ma sappiamo anche che è abbastanza. I punti principali sono:
·         prefiggersi uno scopo
·         lasciare che questo scopo indichi in che direzione rivolgere gli sforzi
·         sforzarsi per dare il meglio di sé
·         non permettere che il fatto di raggiungere o meno lo scopo influenzi la propria autostima
Il valore non dipende dal successo
·         Accettare le incertezze: avere delle certezze è inutile. Essere umani significa non essere mai certi. Mantenersi neutrali significa accettare le incertezze della nostra esistenza, senza usarle come scusa per un insuccesso.
·         Impariamo a dire di No: è bello quando possiamo fare un piacere ad altre persone, ma quando sappiamo che non possiamo farcela, è meglio farsi coraggio e dire di no.
·         Essere preparati al peggio e mantenersi neutrali, domandandosi: qual’è la cosa peggiore che potrebbe realmente capitare? Come mi comporterei in quel caso? Quale sarebbe la cosa migliore da fare in quella situazione?
Ricordate che:
  1. Nessuno è nato con la scienza infusa;
  2. Tutti abbiamo dei problemi

Il mondo non cascherebbe e il nostro valore non diminuirebbe, se dimostrassimo di commettere degli errori o di avere qualche difficoltà…
·         Dimentichiamoci del nostro Ego: con ego si intende quella personcina in ognuno di noi che non crede abbastanza in sé ed è quindi costantemente presa dalla paura di non essere all’altezza. Se credessimo fortemente in noi stessi e in ciò che abbiamo da offrire agli altri, saremmo molto più oggettivi e non saremmo sempre così occupati con il nostro ego. Più abbiamo fiducia in noi, meno ci prendiamo sul serio. Più dubitiamo di noi, più siamo assorbiti dal nostro ego e ci prendiamo sul serio, perché la maggior parte della nostra attenzione è sempre rivolta verso quello che ci sembra più importante. Può sembrare paradossale e chi ha poca considerazione di sé potrebbe anche indignarsi, se gli dicessi che si occupa troppo del suo ego. Penserebbe probabilmente il contrario, ovvero che rispetto ad altri il suo ego è abbastanza misero.
·         Possiamo scordarci facilmente il nostro ego, se ci ricordiamo di tanto in tanto di dirgli di mettersi in secondo piano: “Scusami, ego, ma proprio adesso ho cose più importanti da fare che occuparmi di te. Non offenderti se ti lascio nell’angolino per un po’, finché avrò di nuovo tempo per te”.

16 – MINIMIZZARE GLI SBAGLI

- Meno le persone credono nel loro valore e più rischiano di fare lo sbaglio di voler essere perfette, vale a dire di dover fare sempre tutto giusto.
Essere perfezionisti è estremamente scoraggiante perchè è impossibile evitare di commettere qualche errore. Errare è umano. Ma anche se commettiamo degli errori, non per questo valiamo di meno. L’unica cosa che potrebbe intaccarsi è la nostra autostima, e come conviviamo con la nostra autostima dipende da noi, anche se in gran parte si tratta di una decisione inconscia.
- Quando siamo arrabbiati con noi stessi, stiamo in realtà conducendo una battaglia contro di noi.

- Se vogliamo veramente imparare a sbagliare sempre meno, c’è un’unica soluzione: minimizzare gli errori commessi. In questo modo ci miglioriamo gradualmente. Considerare grande ogni piccolo successo e vedersi più vicini alla  meta può essere  un modo molto incoraggiante di vedere come si può cambiare. Più riusciamo a convincerci di adottare questo modo di pensare, meno ci preoccuperanno i nostri sbagli.

- Dobbiamo avere il coraggio di essere imperfetti

…la perfezione non può essere raggiunta

17 – NON ASPETTARSI RICONOSCIMENTI PER LE BUONE AZIONI

- Chi fa veramente del bene ne parla poco
- Ammettere i propri errori non significa mai umiliarsi

18 – FARE INVECE DI PROVARE

- Molti passano parecchio tempo a rimuginare che cosa dovrebbero fare, ma poi non hanno abbastanza fiducia in se stessi per passare all’azione. Si tratta di quel genere di persone che dicono sempre: Si, forse ci proverò…Se affrontiamo un problema con questa disposizione d’animo, non abbiamo molte possibilità di riuscire, perchè lo facciamo senza entusiasmo. Come abbiamo visto, è meglio fare quello che c’è da fare senza preoccuparsi di un eventuale insuccesso. Dobbiamo essere preparati all’eventualità di un fallimento, ma naturalmente non dobbiamo demoralizzarci.
- Siate coerenti con le parole e i fatti.

19 – ACCETTARE LE DIFFICOLTA’

- Evitate di rendervi la vita più difficile di quello che è…
- Accettate e adeguatevi a quello che non si può cambiare
- Ogni ostacolo può essere un passo verso il traguardo
- Contribuire alla falicità di qualcun altro ci può rendere più felici

20 – PENSARE “POSSO” INVECE DI “DEVO”

- Considerate la vita un insieme di opportunità e non di obblighi
- Cambiare le proprie attitudini non è un obbligo
- Ci rendiamo la vita facile o difficile a seconda di come la vogliamo vedere

21 – CREDERE INVECE DI SPERARE

- Abituatevi a Credere in voi stessi e negli altri
22 – ESSERE COSCIENTI DELLA QUESTIONE DEI SESSI
- Uomini e donne hanno lo stesso valore
- Ricordate l’unità essenziale del sesso femminile e maschile
- Nelle vostre riflessioni state in guardia dagli stereotipi

23 – RISPETTATE TUTTI I COMPITI DELLA VITA

- Non assolvete un compito a scapito di un altro

24 – RAGGIUNGERE LA VERA LIBERTA’ VIVENDO CON MAGGIOR CONSAPEVOLEZZA

- Cercate anche la libertà interiore e non solo quella esteriore
- I diritti di ognuno vanno di pari passo con la responsabilità di ricercare il bene comune

25 – DIVENTARE PIU’ SPIRITUALI

- Valorizzate quelle dimensioni personali più profonde che vengono generalmente trascurate dalla società in cui viviamo.
- Dedicate del tempo alla conoscenza autentica di voi stessi


mercoledì 28 maggio 2014

Tecnica del Pranayama: Video Tutorial YouTube aggiornato



Ed ecco finalmente la mia PLAYLIST di YOGA riguardo le tecniche che si possono benissimo svolgere a casa. 
E' indispensabile prendere in considerazione il problema di come respiriamo. La  respirazione di tutti noi non è affatto corretta,  perchè non lasciamo funzionare l'automatismo della respirazione.
Se la funzione della respirazione non si svolge secondo i principi naturali diventa necessario apprendere alcune regole per migliorarla.
Un bambino piccolo respira correttamente senza saperlo, quando ride, piange, si diverte o si addormenta, la sua respirazione si adatta subito alle necessità del suo organismo.
Quando il bambino diventerà più grandicello interverranno cause stressanti come una sgridata, la paura di un'intrrogazione a scuola e cosi via, che contribuiranno a bloccare il fluire del respiro naturale.
Ogni respirazione normale dovrà essere, sia per gli uomini che per le donne, innanzitutto addominale, cioè diaframmatica, e si estenderà poi, a seconda dei bisogni, verso il torace.
L'aria dovrebbe entrare sempre attraverso le narici ed espandersi naturalmente a nutrire e purificare tutto l'addome e la gabbia toracica, poi fuoriuscire sempre dalle narici, mantenendo per l'espirazione gli stessi tempi dell'inspirazione. Non dovrebbe mancare,  a questo punto, un attimo di rilassamento di tutto il corpo. 
Pranayama,  letteralmente vuol dire" sospensione dell'energia vitale" , è l'arte del respiro consapevole, l'arte della comprensione del respiro. Dicono gli yogi che la vita di un uomo equivale alla somma dei suoi respiri, più lunghi sono i singoli respiri, più lunga sarà la durata della sua vita.
E' fondamentale impossessarsi di nuovo della nostra capacità respiratoria lasciando fluire il respiro con l'armonia di un fiume che scorre,  è un dovere che tutti abbiamo verso il nostro benessere.
Non dimentichiamo che attraverso l'atto  respiratorio non immettiamo solo ossigeno nei polmoni e ci liberiamo dalle tossine, ma permettiamo al Prana, l'Energia Vitale, l'Energia Intelligente di raggiungere e nutrire ogni organo del corpo, ogni cellula.

venerdì 23 maggio 2014

WCDMA Basic: video tutorial in inglese





Buongiorno a tutti cari lettori,
vorrei condividere quest'interessante serie di Video Tutorial che consente di comprendere il fenomeno base di UMTS.
In lingua inglese, ma comunque sempre utile!


Fare il pieno di proteine con la dieta vegetariana

A molti vegetariani sarà capitato di sentirsi dire: “Ma se non mangi carne, come fai per le proteine?”, come se le proteine fossero contenute solo nella carne.
In realtà, come spiego nel mio corso gratuito per impostare una dieta vegetariana in modo semplice e pratico, una dieta vegetariana o vegana è in grado di fornirti tutte le proteine di cui hai bisogno, a patto però che sia completa ed equilibrata!!
Cosa sono e a cosa servono le proteine.
La principale funzione delle proteine è quella di fare da mattoni per la costruzione e rigenerazione dei tessuti. Si tratta di molecole complesse, costituite da unità più semplici: gli amminoacidi.
Esistono 20 tipi di amminoacidi, ognuno dei quali svolge una funzione specifica ed è quindi assolutamente necessario.
Gli amminoacidi si dividono in “essenziali” e “non essenziali”, perché l’organismo umano è capace di produrre da sé 12 tipi di amminoacidi (i non essenziali), dunque i restanti 8 (gli essenziali) per essere a disposizione del corpo umano devono necessariamente essere assunti con il cibo.
Le proteine che assumiamo con l’alimentazione non sono usate così come sono, ma devono prima essere scisse nei singoli amminoacidi che le compongono. Si forma così il “pool amminoacidico”,una “riserva” contenente tutti i 20 amminoacidi da cui l’organismo attinge per sintetizzare le proteine di cui ha effettivamente bisogno.
Quindi riassumendo: dal cibo che mangiamo otteniamo le proteine, le proteine sono scisse in amminoacidi, gli amminoacidi confluiscono nel pool amminoacidico, il corpo umano attinge dal pool amminoacidico e sintetizza le proteine di cui ha bisogno.
Il fabbisogno quotidiano di proteine è stimato in circa 0,8 grammi per chilogrammo al giorno, corrispondenti all’incirca al 10% del fabbisogno calorico giornaliero.
La dieta vegetariana/vegana fornisce tutte le proteine di cui si ha bisogno?
Si, perché ogni alimento vegetale ha in sé tutti gli amminoacidi essenziali. Attenzione, perché spesso nello stesso alimento vegetale non tutti gli amminoacidi essenziali sono presenti in quantità elevate, per questo una dieta vegetariana è equilibrata dal punto di vista proteico solo se è variegata.
Ad esempio, i legumi contengono solitamente basse quantità dell’amminoacido METIONINA (ad eccezione della soia), mentre i cereali contengono minori quantità dell’amminoacido LISINA: è evidente che combinando cereali e legumi otterremo tutti gli amminoacidi di cui avremo bisogno, senza dover ricorrere a fonti animali di proteine.
Non si rischiano carenze di proteine nobili?
Le proteine cosiddette “nobili” altro non sono che le proteine animali, cioè le proteine contenute nella carne. La loro peculiarità  è quella di contenere tutti gli amminoacidi essenziali in elevate quantità, a differenza delle proteine vegetali che ne contengono in sufficienti quantità solo alcuni.  Ma come abbiamo visto una dieta vegetariana variegata assicura il fabbisogno di tutti gli amminoacidi di cui l’organismo necessita.
Non dimentichiamo inoltre che i “vegetariani”, a differenza dei “vegani”, mangiano uova e latticini, cioè alimenti ricchi di proteine animali. Ma per non incorrere in carenze, bisogna assumere a ogni pasto tutti i tipi di amminoacidi?Una qualunque combinazione di cereali e legumi, come la classica “pasta e fagioli”, ha in sé tutti i cosiddetti amminoacidi essenziali. Ma non è necessario assumerli tutti in unico pasto. Infatti il nostro organismo fa confluire tutti gli amminoacidi in un’unica riserva, il “pool amminoacidico”, che dura anche diversi giorni.
La regola è: non consumare sempre gli stessi alimenti (ad esempio solo riso e grano come cereali, o solo ceci come legumi) ma mangiare tutto quello che la natura ci offre, in modo che gli alimenti si compensino gli uni con gli altri.

Alternativa ai legumi

I legumi sono una delle colonne portanti di una sana dieta vegetariana: sono ricchi di proteine, fibre, vitamine, minerali e fitonutrienti, il che li rende dei perfetti sostituti della carne (anzi, molto meglio, perché promuovono la salute!).
Eppure molte persone, specie coloro che stanno muovendo i primi passi da vegetariani, considerano i legumi pesanti e difficili da digerire.
Se mi segui da qualche tempo sai bene come la “pesantezza” dei legumi sia in realtà un problema legato più alla preparazione dei legumi che all’alimento in sé, ed è perfettamente rimediabile.
Ma oggi voglio comunque condividere con te 6 fonti vegetali di proteine alternative ai legumi!
Innanzitutto, lascia che sottolinei una cosa veramente importante: i legumi non sono l’unica fonte di proteine in una dieta vegetariana. In effetti le proteine si trovano, in quantità variabili, in tutti gli alimenti che consumiamo, compresi cibi di solito poco considerati da questo punto di vista come verdure, ortaggi e cereali. Attenzione, se sei vegetariano non ti sto dicendo di escludere del tutto i legumi dalla tua alimentazione, ma che puoi alternarli con altre fonti proteiche vegetali, in questo articolo te ne suggerisco sei!
Un altro punto importante è che se la tua alimentazione prevede il consumo di latte e uova, sappi che puntare su di questi per rimediare ad un consumo limitato di legumi potrebbe non essere la scelta migliore perché uova e latticini sono ricchi di grassi ed abbondare nel loro consumo potrebbe essere decisamente controproducente in termini di salute e anche di linea!
Quindi, eccoti 6 ottime fonti vegetali di proteine se non ami mangiare i legumi:
1. Aggiungi quinoa, amaranto e grano saraceno ai tuoi menù
Questi piccoli semi sono noti come “pseudo-cereali” perché somigliano ai classici cereali in chicco come il riso o l’orzo, e si cucinano anche alla stessa maniera, ma a differenza di questi ultimi il loro incredibile punto di forza è che sono una fonte di proteine complete.
Quindi quando mangi un piatto di quinoa o di amaranto o di grano saraceno non hai bisogno di abbinarli ad un piatto di legumi, come invece dovresti fare se consumassi ad esempio un piatto di riso, perché gli pseudo-cereali contengono tutti gli amminoacidi essenziali nelle giuste proporzioni (se vuoi saperne di più su amminoacidi e proteine nella dieta vegetariana, ti rimando a questo articolo).
Quinoa, amaranto e grano saraceno hanno anche il notevole vantaggio di essere veloci da cucinare (20 minuti circa), quindi sono perfetti quando tra l’altro non vogliamo stare molto ai fornelli. La cottura migliore è quella per assorbimento: 2 parti di acqua per 1 parte di pseudo-cereale, metti su fiamma bassa in una pentola dal fondo alto  con coperchio, e lascia cuocere fino ad assorbimento completo dell’acqua.
Puoi usare i chicchi cotti come base per insalate fredde ricche di ortaggi freschi crudi o cotti al vapore, o per fare delle crocchette o degli sformati. Preparane tranquillamente di più e riutilizza la tua preparazione per i pasti successivi, per il pranzo a lavoro o per una scampagnata!
2. Abbonda con verdure e ortaggi
Come spiego in questo articolo sulle 6 migliori fonti vegetali di proteine, un aspetto spesso sottovalutato è che tutti gli alimenti hanno una quota proteica, anche verdure ed ortaggi, che abbondano in una dieta vegetariana sana ed equilibrata! Certo, se ti limiti a mangiare un piattino di insalatina come contorno non ne trarrai grande beneficio…
Ricorda che quasi tutti gli ortaggi e le verdure possono essere consumati crudi, quindi non hai bisogno di stare ai fornelli per goderti un pasto buono, salutare e colorato!
Ortaggi e verdure sono inoltre ricchi di acqua, quindi perfetti per rimanere idratati durante le calde giornate estive.
3. Non dimenticare noci e semi oleaginosi!
Aumentare la quota di frutta secca a guscio e semi oleaginosi è un ottimo modo per avere più energia, fare il pieno di minerali e anche per aumentare la quantità di proteine che consumiamo ogni giorno. Un’abbondante manciata di frutta secca a guscio come mandorle, noci, nocciole, anacardi, ecc.. e di semi oleaginosi (zucca, girasole, sesamo…) ogni giorno è un’ottima aggiunta al nostro menù.
4. Usa i legumi freschi!
Sono molto più leggeri da digerire: via libera quindi a piselli, fave, fagiolini nelle tue insalate e piatti di cereali (o pseudo cereali!); i legumi freschi contengono meno proteine di quelli secchi, ma si possono mangiare in quantità decisamente maggiori al pari degli altri ortaggi freschi.
5. Tofu e yogurt di soia
Non sono per un consumo quotidiano di prodotti derivanti dalla soia, però aggiunti qualche volta a settimana nel nostro menù i prodotti derivanti dalla soia come il tofu e lo yogurt di soia hanno l’indubbio vantaggio di essere facilmente digeribili, di non necessitare di lunghe cotture e di essere molto versatili.  Lo yogurt è una buona idea per colazione o spuntini,  il tofu al naturale puoi aggiungerlo alle insalate, qui trovi una ricetta per renderlo più saporito.
6. Germoglia
Infine, un modo particolare per preparare i legumi è fare i germogli! I miei preferiti sono quelli di lenticchie e di azuki verdi, qui trovi la mia guida passo passo per prepararli a casa.

giovedì 22 maggio 2014

I Wish I Knew at 22: Turn Passion into a Career / Le cose che vorrei a 22 anni: come modificare le passioni in carriera

Buonasera cari lettori, vi voglio proporre quest'interessante lista di cose che dobbiamo (o dovevamo) sapere quando nella nostra giovinezza ci proiettiamo verso gli obbiettivi per il nostro futuro. E' in inglese la lista:
Manage your life’s project.
Your life is the most important and most exciting project you’ll ever undertake. Treat it that way. Make sure you give your career the attention and care that it needs and deserves. As with any big project, think big and be bold. Be disciplined. Whatever your career ambition, approach your next steps like a project plan. Set a clear direction but break down the project into manageable pieces. Make an inventory of your personal network, and identify companies or programs that interest you. Set a goal for how many action items you accomplish each day, whether it’s attending a recruiting event, talking with an advisor or mentor, or submitting applications. Most importantly, document, track, and celebrate your progress in order to sustain your motivation.
Get to know the world you want to enter.
You may be confident of your intellectual capacity, but knowing the environment you’re targeting is crucial for getting ahead. Always be prepared to discuss the latest relevant news and events, and know where you stand on the issues. Even if your network is modest, as mine was in my early twenties, you can still seek out opportunities to connect with people whose knowledge and experience can aid in your future planning. People like helping others, and you may be able to return the favor one day.
Having the right insights under your belt will also increase your comfort level when you walk into an interview. Hiring managers, who may initially perceive lack of experience as a risk, will value a candidate who demonstrates a keen interest and understanding of their business.
Don’t leave out the best part of a resume.
I’ve seen myriad resumes that read like laundry lists of activities. Too often the most compelling information is missing: measurable results. What have been the tangible outcomes of your academic, work, and extracurricular pursuits thus far? Describe not only your activities, but what you achieved and make clear that while you are prepared to expend considerable effort, you appreciate that in the end an employer is really looking for results.
Know how to answer these three questions.
I always enjoy the enthusiasm and fresh perspectives that young adults often bring to a conversation. When it comes to an interview, though, I am especially critical of how candidates of all ages navigate these three questions: who are you, what are you looking for, and what do you have to offer? I don’t ask these explicitly, but they are the underlying themes of the exchange. So bear in mind that seemingly innocuous questions such as “tell me about yourself” are actually, “why are you the ideal candidate for this opportunity?” The best answers are honest, confident, and concise.
Prepare to negotiate.
The easiest way to determine your deal-breakers, such as salary or location, is to weigh the “what if’s” in your future scenarios. Few of us land our dream job on the first day, so establish a clear idea of your must-haves as well as the negotiating chips with which you have to work. Does an offer include good mentoring potential? Growth potential? Opportunity to develop skills to parlay into a better situation down the road? If the offer requires too much compromise, be prepared to walk away.
Be open to the possibilities.

This is the most important lesson. Even if you feel a strong calling in one direction, leave yourself open to new opportunities and influences. Whether it’s a new book, new industry, or new city, challenge yourself to diversify your experiences. They will not only enrich your life but also help you identify with the multitudes of people you’ll meet and work with in the years to come.

martedì 20 maggio 2014

Leadership (English Version)

The best way to become an effective leader is to disregard it as a goal and instead focus on a learning journey that combines formal experiences in a workplace with selective experiences of your own making.

I recall in my early years that volunteering in different environments enabled me to test my capacity in unfamiliar circumstances with people from all walks of life. In many ways, these were far more enriching moments than my nine to five jobs provided me.

I began to learn the importance of exposure and reflection as a way to live a big life. Each time I exposed myself to a new situation, I knew I had learnt something valuable and I reflected on my response to it. This in turn kept redefining who I was and what I was capable of. I began to realise and continue to believe that we can all be borderless in our mindset if we keep testing our own capacity in different circumstances. It is my way of life.

Here are my five priorities for young people interested in becoming effective leaders:

1. Pursue your passions

Sound cliché? Well, I am not worried if it does. My reality is that I am yet to see an effective leader who is not working in an area that they are passionate about. The lucky ones know their passion early, but for many, they must simply keep looking.

When you combine passionate pursuit with your work you have an energy that others notice. It’s in your body language. People are naturally attracted whether they like you or not. Great leaders mobilize others with their authentic energy.

Don’t settle for existence ahead of a leadership adventure you believe in.

2. Listen and observe

If you want to lead you need to be a champion at listening and observing. Everyday, the people around you are expressing themselves in word, manner, body language and actions. To date, I remain stunned at how blind so many are to the messages people express in different ways.

If you want to be the leader amongst leaders, learn about the personalities of the people you work with. Understand their strengths, weaknesses and motivations. Invest in them through conversation. Learn about their life experiences and marry your approach to different people in a manner consistent with their character.

Great communication comes from a genuine human interest in others.

3. Empathy

Ironically, there is no greater strength than the expression of empathy. In leadership, always take the opportunity to exhibit your understanding when a colleague faces difficult times, whether that be as a result of their own actions or not. A moment of kindness when a person is vulnerable can present a profound opportunity to recast a relationship and allow confidence to be built or rebuilt.

A timely kindness can turn a person’s life around.

4. Personal identity

The most effective leaders are not defined by their own success or the title they hold. You will see on many occasions a person’s life unravel when they lose their leadership role. This is often because they have unwittingly allowed their title to be their identity and confidence. Throughout your life, always ensure that you do not align your identity to your title. Not only will it make you more tentative in conducting your activities, it will shatter you if the title is taken away.

Your role should not define you.

5. Self-awareness

From today, do everything you can to understand the impact you have on others around you. It took me a long time to begin to appreciate how my actions and behaviours impacted on others. Only when self-awareness becomes a strength will you be on your leadership journey. I have seen many hard working and well meaning people miss out on their earned opportunity for promotion simply because they continued to have negative impacts on others without ever recognising it.

Test your level of self-awareness with those you love and like.

So, if you are new to leadership or on the track towards it, I hope these five tips help to ensure you are focused on the learnings up the ladder, not what it looks like from the top.



lunedì 19 maggio 2014

Alimentazione e nutrizione


Desidero condividere questa "Playlist" che potete trovare su YouTube riguardo l'alimentazione. Si ringrazia l'amico Andrea Basci.

lunedì 12 maggio 2014

I 10 segreti per la meditazione


Un corpo fresco è il segreto per una mente fresca. Ci sono molti altri segreti così semplici da seguire per rendere eccezionale la nostra pratica della meditazione. Ecco 10 segreti, pensati appositamente per chi pratica la meditazione yoga o tantrica nel modo in cui venne concepita originariamente dagli antichi maestri.
1. Corpo fresco, mente lucida. Abiti larghi, anima aperta. Prima della meditazione, pulisci il corpo, la bocca e lo stomaco con un bagno o una doccia, facendo gargarismi, etc. Se mediti subito dopo aver fatto il bagno o la doccia, il tuo corpo e la tua mente saranno freschi e svegli. Durante il giorno o la sera, puoi fare un mezzo bagno yogico (vyapak shaoca) rinfrescando le braccia, il viso, il pube, il collo e i piedi con acqua fredda. Pulisci anche la bocca e il naso con acqua. Mangiare pesante o avere un'alimentazione scorretta possono provocare stipsi o indigestione, che a loro volta possono causare sonnolenza. Indossa indumenti puliti e abbastanza larghi. Indossare pantaloni stretti ti impedirà di stare seduto a lungo. Un lunghi (sarong) è, durante la meditazione, un ottimo capo di abbigliamento adatto a uomini e donne.
2. Spazio sacro, mente silenziosa. Siediti su una coperta o un cuscino per meditazione, di lana o di qualsiasi altro materiale non conduttivo. Dedica una coperta all'utilizzo esclusivo per la tua meditazione personale. Utilizza una coperta di lana, in quanto la lana è un buon isolante dalle correnti elettriche della terra. Allestisci un sacro "Pitha" nel tuo luogo di pratiche spirituali usando questo luogo solo per la meditazione o lo studio di Scritture spirituali. Non meditare sul tuo letto, questo tende a dare sonnolenza. Dedica una stanza, o almeno una parte di una stanza, alla tua meditazione e a nessun'altra attività. Questo spazio non deve essere necessariamente grande - un piccolo angolo di un metro quadrato è sufficiente. Facendo la tua meditazione quotidiana lì, gradualmente creerai una forte vibrazione spirituale, a tal punto che solo sedendoti lì la tua mente sarà elevata.
3. Spina dorsale dritta, mente concentrata. Anche se la meditazione è rilassante, non coincide con il rilassamento, perciò mantieni la prontezza mentale sedendoti con la spina dorsale dritta. Quando la colonna vertebrale è completamente dritta, può più facilmente trasportare l'energia spirituale della kundalini. Alzando bene la testa e restando seduti eretti, la nostra mente sarà vigile e sveglia. Lasciar andare la schiena anche leggermente, permettendo alla colonna vertebrale di curvarsi anche un po', probabilmente causerà alla nostra mente di vagare e soffrire di sonnolenza.
4. Respiro lento, anima profonda. Respira lentamente e profondamente. Le Scritture dello yoga e del tantra affermano che controllare il respiro è la chiave per controllare il prana (energia vitale del corpo), e il controllo del prana è la chiave per il controllo della mente. Non trattenere o controllare il respiro, ma permetti che la tua respirazione diventi naturalmente più lenta e profonda. Questo gradualmente induce un sempre più profondo stato di calma, concentrazione e beatitudine.
5. Libri sacri, spirito sacro. Mantieni attivo il flusso spirituale leggendo tutti i giorni libri spirituali.
6. Occhi aperti, mente concentrata. Ripeti il tuo mantra o canta il kirtan il più possibile, durante tutto il giorno. La ripetizione del mantra personale ad occhi aperti si chiama Ardha Iishvara Pranidhana, o mezza meditazione; dà al sadhaka i benefici della ripetizione del mantra senza i vantaggi che provengono dall'aver chiuso e fermato tutti gli organi sensoriali e motori. Non è un sostituto della piena meditazione, ma mantiene la vibrazione del mantra nella tua mente, perciò ti permette di raggiungere un sadhana più profondo quando ti siederai in meditazione.
7. Danza col Mantra, flusso del mantra. Fai kiirtan quotidianamente danzando e cantando ad alta voce. Quando balliamo il kiirtan prima della meditazione tutti i nostri organi sensoriali e motori vengono stimolati con l'onda spirituale del mantra. Lasciati andare!
8. Spazio solitario, mente silenziosa. Pratica regolarmente la meditazione in un luogo tranquillo e solitario nel bosco, su una montagna o vicino al mare.
9. Amici spirituali, flusso spirituale. Fai satsaunga (intrattenersi con amici spirituali) il più possibile. Passare del tempo in compagnia di altri yogi condividendo le proprie esperienze e storie aiuta a mantenere la nostra mente nel flusso spirituale.
10. Hatha yoga per la mente e lo spirito. Esegui ogni giorno gli asana. Praticare posture yoga quotidianamente è essenziale per il mantenimento di ghiandole sane ed equilibrare le secrezioni di ormoni. Praticare le posture (asana) lentamente, respirando lentamente e trattenendo il respiro in momenti particolari, è la pratica dello yoga più favorevole alla meditazione. (Lo yoga al caldo o lo yoga troppo dinamico non lo sono!). La progressiva flessione del corpo che avviene durante gli asana aiuta molto a stare seduti immobili in meditazione per periodi più lunghi

mercoledì 7 maggio 2014

Cos'è il PH?

Il pH è un indicatore di acidità o basicità di una soluzione, ossia una  scala della concentrazione di molecole di Idrogeno (H) rintracciabili in tutti i composti organici: dalle acque ai vegetali, agli alimenti fino al nostro corpo.

Il pH si misura con una scala convenzionale di valori che va da 1 a 14.

Si considerano acide tutti quei composti o sostanze con pH dal 7 in giù, come ad esempio il succo di limone, l'aceto, i succhi gastrici del corpo umano, molti tipi di frutta.

I valori di pH dal 7 al 14 indicano invece valori basici o alcalini.

Una sostanza si definisce neutra se il suo pH è 7.

La scala pH è una scala logaritmica, quindi il variare anche di una sola unità pH comporta un decuplicarsi della concentrazione di ioni di idrogeno. Ad esempio pH 6 significa essere dieci volte più acidi di pH 7.


Il corpo umano è molto sensibile anche a minime variazioni di pH.

Il plasma sanguigno, ad esempio, ha un pH che va da 7,2 a 7,45.

Se dovesse scendere ad un valore pari a 6,9 le conseguenze potrebbero essere il coma o addirittura la morte. Ecco perché tutti i sistemi del nostro organismo sono secondari, per importanza, al sistema di equilibrio del pH.

Il corpo può bloccare la digestione, alterare la temperatura, rubare calcio alle ossa, saccheggiare il pancreas, solo per mantenere adeguati tamponi di alcalinità utili per bilanciare l’eccesso di acido a cui siamo noi stessi ci assoggettiamo con diete e stili di vita errati, lo stress, ecc.

Non esiste un valore pH ideale per il corpo umano. Tutti gli organi e i fluidi corporei sono diversamente “specializzati” e necessitano di un valore pH diverso per poter adempiere agevolmente ai propri compiti.
Anche gli enzimi (proteine che accelerano le reazioni biochimiche) necessitano di diversi valori pH a seconda della parte del corpo in cui agiscono. Per esempio, gli enzimi nello stomaco hanno bisogno di un valore pH acido, mentre quelli nell’intestino tenue di un valore pH basico.
L’equilibrio acido-base determina la funzionalità dei sistemi biologici, facilitandone od ostacolandone le reazioni, è condizione fondamentale e parte integrante degli scambi biochimici dell’organismo, i quali avvengono soltanto in una zona limitata del pH, al di fuori dalla quale qualsiasi forma di vita può scomparire.
Il corpo tende a mantenere il pH dei fluidi vitali critici a 7,4, cioè debolmente alcalino. Se il pH è più acido, i tessuti non riescono ad utilizzare efficientemente l’ossigeno e di conseguenza, oltre ad altri problemi, producono radicali liberi in eccesso.

E’ fondamentale capire comunque che non stiamo parlando del pH acido di stomaco, urina o saliva, bensì del pH dei tessuti corporei e dei fluidi vitali, perché sono due cose molto diverse.
A pH alcalino si svolge il metabolismo aerobico, in cui l’ossigeno viene utilizzato per trasformare il glucosio in energia attraverso la respirazione ossidativa. E’ importante ricordare che non è l’ossigeno a rendere alcalino l’ambiente: l’ossigeno è la sostanza che viene utilizzata in ambiente aerobico per le reazioni biochimiche che ci mantengono in vita. 
Ci sono però sostanze che mantengono il pH al valore desiderato, che prendono il nome di sistemi tampone:

-          fluidi extracellulari, costituiti di gas e acqua;

-          fluidi intracellulari che contengono minerali come calcio, magnesio, potassio, sodio, cloro e fosfati. Questi sono i sistemi tampone principali utilizzati dall’organismo per mantenere l’alcalinità.

La diversa concentrazione dei sali minerali provoca lo svilupparsi di un ambiente acido o alcalino. Il corpo però non produce minerali, dobbiamo perciò introdurli con l’alimentazione.

I minerali che introduciamo con il cibo sono nella loro forma organica e quindi sono utilizzabili dal nostro corpo.

pH acido invece prevale il metabolismo anaerobico, attraverso la fermentazione, che è un processo poco efficiente per produrre energia (ossia, a parità di glucosio consumato la fermentazione produce molta meno energia rispetto alla respirazione ossidativa). Ciò spiegherebbe l’intenso desiderio di zuccheri che si prova quando l’acidità dei fluidi corporei è elevata, che invece è poco presente quando il pH è più alcalino.

La carenza di ossigeno porta a morte cellulare e l’eccesso di acidità, noto comeacidosi, è considerato da molti medici la causa prima di molte malattie.

I prodotti della fermentazione, uno dei quali è l’acido lattico, danneggiano le membrane cellulari, causando dolore e stimolando disordini infiammatori, perciò il corpo cerca di eliminarli.

E’ da notare che cellule con metabolismo anaerobio, come lieviti, funghi, muffe, batteri e diversi parassiti vivono normalmente in ambiente acido in assenza di ossigeno. Dal momento che questi anaerobi proliferano anche in individui con acidosi, è facile concludere che molte malattie croniche (portate appunto da lieviti, funghi, muffe, batteri e parassiti) sono il risultato di questa coesistenza. Questi organismi anaerobi non sono in grado di sopravvivere in ambiente alcalino, ecco perchè è essenziale riuscire a mantenere l’alcalinità dei fluidi corporei.

Nel campo della nutrizione e della salute, la conquista e la conservazione dell’equilibrio è oggi uno dei problemi più importanti.
Mangiar sano vuol dire sforzarsi di raggiungere l’equilibrio fra gli opposti (acido/base, espansivo/contrattivo, riscaldante/raffreddante).
Anche il cibo segue questa dinamica: ci acidifica o alcalinizza, ci espande o ci contrae, ci riscalda o ci raffredda.
Nell’attuale nostra condizione socio-ambientale la maggior parte delle persone presenta una condizione di costante acidosi che  a lungo andare sfocia in malattie