mercoledì 17 settembre 2014

Il mondo del lavoro oggi

Cari lettori e lettrici,
ieri ero preso dalle mie consuete attività e sono finito quasi per caso a seguire quest'interessante parere di una persona italiana che purt vivendo all'Estero, ha inquadrato molto bene il nostro futuro da un punto di vista lavorativo.
Guardatelo e riflettete.

Cosa succederà nel 2014: Aldo Mencaraglia



Grazie.

5 commenti:

misfit ha detto...

Ciao Luca,

sembra un po' troppo algoritmico come approccio.
Ecco potrebbe andare bene se esiste un solo punto di accesso alle risorse che devono occuparsi del task.
Quindi se esiste un PM a capo del team in grado di sottoporre il progetto ai collaboratori che attueranno questo schema.
A sua volta il PM deve avere un program manager sopra, che gli consenta di attuare la pianificazione come in figura.
Anche circa la scelta di deferring o delegating, è necessaria la presenza di risorse strutturate.
In aziende poco organizzate l'algoritmo se ferma inesorabilmente al passo "Is it actionable?", con risposta NO predefinita, impedendo quindi anche la formazione del know-how che conseguirebbe dall'esecuzione del progetto.

In sostanza penso che il grado di profondità raggiunto durante questa gestione dipende dal grado di maturità dell'azienda.

Un saluto
Massimo

Luca Matteo Ruberto ha detto...

Ti ringrazio per il commento Massimo e vorrei porti all'attenzione il fatto che comunque nel mondo del lavoro oggi vige la flessibilità. Non pensi che un subordinato possa avere comunque un grado di conoscenza della pianificazione soprattutto nell'ambiente delle piccole e medie imprese?

misfit ha detto...

Può.
Lo studio delle materie inerenti la pianificazione e il progetto è aperto a tutti e non costa poi molto, non è indispensabile prendere un pmp per conoscere.
Ma "può"? Gli viene concesso di attuarle?
Anche questo dipende dal grado di maturità dell'azienda:
se lo è, saprà valorizzare questa risorsa bene istruita.
Diversamente è un problema, che nella maggior parte dei casi spinge il soggetto a cercarsi un altro lavoro.
Quindi la flessibilità premia le aziende mature, e punisce quelle statiche e insensibili al cambiamento.

Luca Matteo Ruberto ha detto...

Grazie ancora, Massimo.
Questa menzione del "potere" è legato secondo me a due fattori:

- Quanta disponibilità economica presenta l'azienda
- Come vuole gestire la disponibilità economica l'azienda in termini di risorse ma non solo (parlo, quindi, d'investimento)

Siccome conosco un bel pò di medie e piccole aziende, di cui una del mio amico che è una "start-up", noto che le tasse ed la burocrazia "soffocano" un'azienda! Quindi se un "socio" deve pensare in queste "asce volanti" nella sua impresa, farà a meno d'investire su qualcosa che non si può permettere. Inoltre agisce la mentalità, che sicuramente in Italia non è per nulla "proattiva" e quindi il giovane non viene formato perchè fonde di "disturbo". Te lo dico per esperienza personale. Negli Stati Uniti d'America la situazione è già differente...dinamicità e crescita...ma soprattutto RISCHIO! Che può essere positivo ma anche sicuramente negativo perchè un lavoratore può ritrovarsi per strada facilmente.
Allora dico: dobbiamo provare, come tanti stanno facendo, ad Andare FUORI ITALIA? Visto che il Bel Paese non cambierà...

misfit ha detto...

Mi spiace essere così radicale ma SI.
I nostri politici continuano a discutere fra sordi, tappando ogni possibile buco da cui si possano vedere i loro errori. Fanno campare lo stato a tasse e balzelli, che continuano ad aumentare. Perché ogni possibile risparmio tocca la loro base elettorale, cioè i loro amici e basta.
E' divenuto un sistema autoreferenziale, da cui si può uscire solo così: chi ne ha la possibilità vada via, privando lo stato di introiti. Finché non saprà più da dove scavare i soldi...e allora non gli resterà che arrendersi. E noi potremo tornare, fondare aziende, ricominciare una produzione.
E' così Luca, per distruggere un sistema malato, si deve NON farne parte.